GIGETTO era nonno Luigi, ma per noi nipoti era nonno Gigio, e per gli amici che lo venivano a trovare in bottega anche a tarda età era Gigetto.
Mai un nome più azzeccato! Di statura piccola, magro e vispo, sempre lucido e brillante, a volte silenzioso e guardingo, sicuramente sempre con la battuta pronta e spesso anche molto colorita. Ci ha fatto ridere come pochi altri, una macchietta a tutti gli effetti, quasi un personaggio, che noi nipoti non vedevamo l’ora di osservare in azione. A volte si creavano dei teatrini, e le battute, eravamo tutti pronti a registrarle e tirarci avanti giorni ridendo sempre di gusto. Ai miei occhi era meglio di Totò!
Nato nel 1925 a Serra de’ Conti un piccolo paese in provincia di Ancona, tra le colline e i borghi medievali curati come piccoli gioielli. Falegname fin da piccolo, aveva seguito le orme del padre Argirio (nato nel 1910) e dello zio Gugliardo, tutti falegnami. Negli anni ’70 insieme al fratello Pietro aveva aperto la sua falegnameria con tanto di negozio di mobili, e nel boom edilizio di quel periodo aveva dato una mano a costruire il nuovo paese. Così tutti lo conoscevano, e anche arrivato alla pensione era rimasto attivo, legato in modo tanto appassionato al proprio mestiere. Amava la sua professione da giovane e anche da anziano non passava un giorno che non si presentasse in bottega.
Per me, Lorenzo, è stato un mito di nonno, fin da piccolo ero con lui a giocare, la domenica mi portava in Vespa per le strade bianche delle campagne, e ad ogni casa mi raccontava un pezzo di storia o un episodio memorabile. Ricordi della guerra o di amici e colleghi. Tutto si popolava di soprannomi e leggende incredibili.
Nel 1980 hanno festeggiato la mia nascita chiudendo la bottega, e da quel giorno ho sempre messo piede in quell’ambiente magico, così creativo, con profumi strani e materiali da esplorare. Come in un parco giochi giravo in bicicletta tra tronchi accatastati e macchine combinate, ma l’unico attrezzo consentito per me, che ero ancora piccolo, era il trapano a mano adatto giusto per qualche buco sulle tavolette di scarto.
Poi dopo anni di peripezie, una laurea in Filosofia e un diploma da sommelier professionista, mi sono ritrovato a rientrarci in bottega per dare una mano a mio nonno che a 85 anni suonati ancora lavorava come un treno. L’ho stimato sempre, ho avuto sempre un feeling straordinario con lui. E ora qualcosa mi attraeva lì, in quella falegnameria che era rimasta come un tempo, circondata dalla stessa magia.
Gigetto è stato maestro nel lavoro, a volte mi ha insegnato come fossi un estraneo, perché non c’era da scherzare con alcuni macchinari, e il timore che potessi farmi male, anche a 30 anni, per lui era insopportabile. A volte è stato difficile imparare, perché non dovevo avere fretta, dovevo entrare lentamente in quel mondo fatto di dettagli e attenzioni. Ma sempre la curiosità e l’attrazione per un lavoro così ingegnoso ha vinto e mi ha permesso di imparare qualcosa che non avrei mai immaginato.
Ormai nel 2018 sono passati parecchi anni da quando nel 2010 ho rimesso piede in bottega per lavorare e diventare suo “apprendista”. Posso definirmi la terza generazione, per questo GIGETTO 1910, per ricordare il legame più lontano con il bisnonno Argirio. Mi sento artigiano, ma ancor di più artista.E non mi sento di lavorare, piuttosto ancora di continuare a giocare, perché la fantasia e l’immaginazione hanno avuto sempre la meglio, per condurmi nello spazio vuoto dove tutto ancora può accadere. Negli ultimi anni mio nonno mi ha osservato maturare, e piano piano mi hai fatto dono della tua bottega che teneva gelosamente, in modo sacro. Mi ha visto iniziare questa nuova avventura, tra scetticismo e soddisfazione per un nipote che prendeva le sue orme.
Ora posso dirti il mio immenso grazie nonno Gigetto, perché mi hai consegnato nelle mani la tua energia immortale, insieme a uno strumento indispensabile, il saper fare. Le mani ora sono collegate alla mente e al cuore, e posso finalmente essere libero di creare. E tu insieme a noi continui ad esistere e a condurci in questa avventura davvero incredibile.
GIGETTO? – vi racconto chi era
GIGETTO era nonno Luigi, ma per noi nipoti era nonno Gigio, e per gli amici che lo venivano a trovare in bottega anche a tarda età era Gigetto.
Mai un nome più azzeccato! Di statura piccola, magro e vispo, sempre lucido e brillante, a volte silenzioso e guardingo, sicuramente sempre con la battuta pronta e spesso anche molto colorita. Ci ha fatto ridere come pochi altri, una macchietta a tutti gli effetti, quasi un personaggio, che noi nipoti non vedevamo l’ora di osservare in azione. A volte si creavano dei teatrini, e le battute, eravamo tutti pronti a registrarle e tirarci avanti giorni ridendo sempre di gusto. Ai miei occhi era meglio di Totò!
Nato nel 1925 a Serra de’ Conti un piccolo paese in provincia di Ancona, tra le colline e i borghi medievali curati come piccoli gioielli. Falegname fin da piccolo, aveva seguito le orme del padre Argirio (nato nel 1910) e dello zio Gugliardo, tutti falegnami. Negli anni ’70 insieme al fratello Pietro aveva aperto la sua falegnameria con tanto di negozio di mobili, e nel boom edilizio di quel periodo aveva dato una mano a costruire il nuovo paese. Così tutti lo conoscevano, e anche arrivato alla pensione era rimasto attivo, legato in modo tanto appassionato al proprio mestiere. Amava la sua professione da giovane e anche da anziano non passava un giorno che non si presentasse in bottega.
Per me, Lorenzo, è stato un mito di nonno, fin da piccolo ero con lui a giocare, la domenica mi portava in Vespa per le strade bianche delle campagne, e ad ogni casa mi raccontava un pezzo di storia o un episodio memorabile. Ricordi della guerra o di amici e colleghi. Tutto si popolava di soprannomi e leggende incredibili.
Nel 1980 hanno festeggiato la mia nascita chiudendo la bottega, e da quel giorno ho sempre messo piede in quell’ambiente magico, così creativo, con profumi strani e materiali da esplorare. Come in un parco giochi giravo in bicicletta tra tronchi accatastati e macchine combinate, ma l’unico attrezzo consentito per me, che ero ancora piccolo, era il trapano a mano adatto giusto per qualche buco sulle tavolette di scarto.
Poi dopo anni di peripezie, una laurea in Filosofia e un diploma da sommelier professionista, mi sono ritrovato a rientrarci in bottega per dare una mano a mio nonno che a 85 anni suonati ancora lavorava come un treno. L’ho stimato sempre, ho avuto sempre un feeling straordinario con lui. E ora qualcosa mi attraeva lì, in quella falegnameria che era rimasta come un tempo, circondata dalla stessa magia.
Gigetto è stato maestro nel lavoro, a volte mi ha insegnato come fossi un estraneo, perché non c’era da scherzare con alcuni macchinari, e il timore che potessi farmi male, anche a 30 anni, per lui era insopportabile. A volte è stato difficile imparare, perché non dovevo avere fretta, dovevo entrare lentamente in quel mondo fatto di dettagli e attenzioni. Ma sempre la curiosità e l’attrazione per un lavoro così ingegnoso ha vinto e mi ha permesso di imparare qualcosa che non avrei mai immaginato.
Ormai nel 2018 sono passati parecchi anni da quando nel 2010 ho rimesso piede in bottega per lavorare e diventare suo “apprendista”. Posso definirmi la terza generazione, per questo GIGETTO 1910, per ricordare il legame più lontano con il bisnonno Argirio. Mi sento artigiano, ma ancor di più artista. E non mi sento di lavorare, piuttosto ancora di continuare a giocare, perché la fantasia e l’immaginazione hanno avuto sempre la meglio, per condurmi nello spazio vuoto dove tutto ancora può accadere. Negli ultimi anni mio nonno mi ha osservato maturare, e piano piano mi hai fatto dono della tua bottega che teneva gelosamente, in modo sacro. Mi ha visto iniziare questa nuova avventura, tra scetticismo e soddisfazione per un nipote che prendeva le sue orme.
Ora posso dirti il mio immenso grazie nonno Gigetto, perché mi hai consegnato nelle mani la tua energia immortale, insieme a uno strumento indispensabile, il saper fare. Le mani ora sono collegate alla mente e al cuore, e posso finalmente essere libero di creare. E tu insieme a noi continui ad esistere e a condurci in questa avventura davvero incredibile.
VIVA GIGETTO!